La leggenda del Fregio Robbiano dell’Ospedale del Ceppo di Pistoia

Non sembra vero, ma è proprio grazie a una pia leggenda, se possiamo conoscere le motivazioni che hanno determinato a Pistoia la nascita dell’Ospedale del Ceppo, uno dei pochi, se non l’unico, fra gli antichi nosocomi Toscani a non essere dedicato ad una figura religiosa, ma ad un semplice tronco d’albero, il famoso ceppo materializzatosi grazie all’intervento divino.

Siamo nella seconda metà del XIII secolo a Pistoia, tra i suoi circa 11.000 abitanti vi è una coppia di sposi molto facoltosi, senza figli e con la preoccupazione di non sapere a chi lasciare il loro ingente patrimonio.

Una notte entrambi sognano un Angelo, in un’altra versione addirittura la Madonna, così almeno dice la leggenda, che gli comunica di cercare in città un tronco d’albero abbandonato che nonostante l’inverno, stia fiorendo.

I coniugi si mettono subito alla ricerca e lo trovano sul greto del fiume Brana, è il segno divino che li invita a costruire proprio in quel punto un edificio che avrebbe allievato le pene dei malati, degli invalidi, dei bisognosi e dei più poveri.

Nasce così il Ceppo, un ospedale che nel giro di pochi anni acquista sempre più importanza e prestigio in città.

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Sono anni di dure lotte tra le varie fazioni e le potenti famiglie pistoiesi, e dopo il protrarsi di lotte interne, interviene il governo di Firenze, che aveva preso già possesso della città nel 1306 con il lungo assedio, e toglie la gestione dell’Ospedale del Ceppo dalle mani locali e lo affida a Ser Leonardo Buonafede, un collezionista di opere d’arte e conoscitore dei maggiori artisti del momento e già responsabile dell’Ospedale di Santa Maria Nuova in Firenze.

Egli rinnova con il suo insediamento tutta la facciata, e commissiona una serie di tondi ed un fregio in terracotta invetriata, una tecnica conservativa, ad alcuni dei maggiori artisti del momento in Toscana: Giovanni della Robbia per i 7 tondi e Santi Buglioni per i 6 pannelli sopra l’ingresso. Il 7 sarà commissionato più tardi ad opera del pistoiese Filippo Paladini.

I Tondi Robbiani sono ispirati a quelli che pochi anni prima il fratello Andrea aveva creato per la facciata dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze. La differenza consiste che quelli pistoiesi sono ognuno diverso dall’altro e con temi differenti, con la raffigurazione dello stemma pistoiese, quello dell’ospedale e dei Medici, mentre nella parte centrale viene raffigurata l’Annunciazione e la Visitazione, nel fregio vengono invece rappresentati le sette opere di misericordia, alternati da pannelli verticali che raffigurano le virtù cardinali e teologali.

Tutta la facciata è stata recentemente oggetto di restauro, terminato a Novembre 2015, e torna quindi a essere visibile nuovamente a tutti coloro che passano per Piazza Giovanni XXIII.

Rimane una delle opere più significative presenti a Pistoia, nonostante opere di pregio come l’altare di San Jacopo e la Cattedrale di San Zeno, la facciata dell’Ospedale del Ceppo con i suoi tondi ed il fregio è l’opera che meglio rappresenta la città di Pistoia nel Mondo, non a caso una sua riproduzione è presente nel museo Puskin di Mosca e al Victoria Albert Museum di Londra.

Come accennato nelle prime righe, l’Ospedale del Ceppo fu costruito sulle rive del torrente Brana, le fondamenta di questo edificio poggiano quindi sulle due rive del corso d’acqua.

A sostenere il peso del grande complesso ospedaliero fu costruita una grande galleria in laterizi ad arco, la classica volta toscana, in questo caso detta a voltoni. Quando in epoca successiva il torrente fu deviato, la galleria è diventata una sorta di grotta ed anche una discarica dei rifiuti dell’ospedale.

Dopo secoli di abbandono, a partire dal 2006, una parte della galleria è stata ripulita e prosegue tutt’ora, gli scarti dei manufatti ceramici sono stati in gran parte recuperati e raccolti, restaurata e attualmente visitabile dietro prenotazione e con l’ausilio di una guida.

Durante il percorso “Pistoia Sotterranea” di 650 metri, su una lunghezza totale di circa due chilometri, si possono osservare i resti di un antico frantoio ed un mulino.