Nutrirsi Biologico è possibile farlo, ma solo per veri naturalisti

Il primo passo per mantenersi in forma è sicuramente mangiare bene, con prodotti sani, freschi e soprattutto genuini.

Negli ultimi anni ha avuto sempre più successo l’alimento biologico, un prodotto coltivato senza l’uso di sostanze chimiche, che dovrebbe garantire la massima qualità a tavola.

Ma cosa vuol dire mangiare biologico?

Noi italiani siamo passati dalla famosa dieta Mediterranea, unica al Mondo per la sua naturalezza e semplicità, all’invasione di prodotti che copiano e modificano la secolare tradizione alimentare, rendendo il nostro Paese una cenerentola a tavola.

La Chianina la troviamo da tutte le parti, e sappiamo benissimo che ne esiste poca sulle colline tra Firenze ed Arezzo, siamo i più grandi importatori di olive per olio di Extra Vergine, non parliamo poi dei pomodori in scatola, del Chianti e del Montalcino.

nutrirsi-biologico-2

Dopo tutto questo sperpero di alta qualità italiana, ci siamo inventati il biologico ormai da più di 10 anni, prodotti che costano di più e ai quali diamo ancora del credito fino all’ennesima prova contraria.

Non dico che non esistono prodotti biologici, perchè ci sono, sarebbero prodotti con basso impatto chimico, concimazione animale e non chimica, conservazione priva di additivi e conservanti, questa dovrebbe essere la filiera finale per il consumatore, ma chi ce la garantisce? L’etichetta?

Purtroppo dobbiamo essere noi stessi, consumatori, ad approvare un prodotto, ma quando e come?

Una giusta domanda è impossibile al giorno d’oggi, siamo troppo abituati a rifornirci a manica larga nei supermercati, e non sappiamo veramente cosa mangiamo, nonostante tutte le etichette del mondo.

Cosa fare? Nel nostro piccolo è sempre possibile fare qualcosa, chi ha l’opportunità di coltivare un proprio orto è uno dei pochi fortunati.

Per tutti gli altri prodotti dobbiamo avere un punto di riferimento locale dove acquistare un pollo, un coniglio, ma non possiamo pretendere di mangiare carne sempre e tutti i giorni, ricordiamoci del popolo contadino.

Per chi non ha la fortuna ed il tempo di fare un orto e allevare qualche animale da corte, possiamo sempre puntare alle nuove associazioni locali, nate proprio per questo scopo: poter mangiare il più sano possibile.

Si tratta dei cosidetti G.A.S. o punti di raccolta, associazioni locali che credono fermamente in questi principi, adottandoli con convinzione e scelta di vita.

L’associazione verifica direttamente le Aziende Agricole e la produzione attuata con visite periodiche, e a volte vengono presi in affitto dei campi per coltivarli direttamente.

Successivamente, tramite un punto unico vengono raccolte le ordinazioni e ridistribuiti i prodotti a filiera corta tra tutti i componenti.

Come avrai notato non è un processo semplice, ma con un po’ di organizzazione è possibile farlo.

I prodotto così ottenuti sono certamente naturali perché siamo noi stessi a prendercene cura.

Una ricetta per chi ama la semplicità: Fave e Cicoria

Procurati della Cicoria o delle erbe selvatiche amare.

Prendi delle fave secche, ci sono anche decorticate se vuoi fare prima, gli dai una lavata e le metti per 6 ore in ammollo.

Poi le fai bollire in acqua, se l’acqua si ritira molto aggiungi brodo vegetale leggero, deve diventare una pappa liquida.

Il piatto è pronto, una volta lessata la cicoria o le erbe selvatiche le ponete nel piatto e sopra vi aggiungi la purea di fave, condisci con sale e l’immancabile filo di extra vergine.

La delicatezza di questo piatto è unica unita all’amaro della cicoria, è un piatto completo e non c’è bisogno di mangiare carne perchè le nobili proteine vegetali delle fave faranno il resto.

Vi è la possibilità di farlo anche con le cicerchie, altro nobile legume da pochi conosciuto, ma di ottima qualità.

Fave e Cicoria: ingredienti per 4 persone

  • 2 kg. di cicoria da lavare e lessare
  • 800 grammi di fave – cicerchie da far riposare in acqua e lessare a fuoco lento per circa 1 ora
  • sale ed extra vergine quanto basta

Vino in abbinamento: un rosso leggero non troppo maturo.

Consiglio: Taburno Novello Campano, servito a 11,5°