I colli pisani, Santa Maria del Giudice e l’asparago selvatico

Se siete amanti della natura e degli spazi aperti, questi sono i mesi più adatti per fare una passeggiata sui colli pisani, a confine tra Lucca e Pisa.

Uscendo dal casello autostradale di Lucca, proseguite in direzione di Pisa, la zona è famosa e vi porterà al traforo di San Giuliano Terme, una montagna traforata con i classici Pini Marittimi e Cipressi, che si affaccia sulla pianura pisana.

Troverete Uliveto Terme (sì, la famosa acqua Uliveto è proprio pisana), da dove sarà possibile scorgere la Torre Pendente, questo è quello che troverete dopo, ma prima di arrivare al confine dei due paesi contendenti attraverserete alcuni borghi, tra cui uno dei più rappresentativi è Santa Maria del Giudice con la sua Pieve, poi merita sicuramente una visita anche la Torre a base Ottagonale, ma noi siamo venuti per scovare altro.

Il paesaggio come avrete notato, cambia notevolmente e vedrete in lontananza non più colli boschivi, ma colli brulli, pietraie vere e proprie, con una radura bassa e discontinua, e quando vi inoltrerete nelle anguste vie noterete tutti i muri di confine che venivano fatti a secco, senza calce cementizia, chiaramente con le pietre del luogo che si trovano a dismisura.

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Ci inerpichiamo sempre in macchina verso il Quagliodromo, dove infatti una parte della collina viene adibita alla caccia della quaglia.

La quaglia predilige terreni aperti, poco boschivi, e questa tradizione tramandata da diversi decenni prosegue in questa zona e vengono inserite in alcuni punti strategici sulla collina delle gabbie da richiamo e sparsi nelle vicinanze granaglie in modo da attirare la povera quaglia, anche se comunque molte sono da ripopolamento, cioè come i fagiani allevati e poi liberati.

Nei pressi del quagliodromo cercate di parcheggiare, avrete sicuramente un abbigliamento sportivo adatto alla caccia del vegetale, ovvero il famoso asparago selvatico, detto lo zippolo.

La ricerca dello zippolo, se avete un occhio attento, è una operazione semplice, perchè si nota molto bene, il suo colore tra il verde-marrone scuro si esalta tra le pietre bianche, oppure cercate la pianta madre, “l’Asparagina“, tipico cespuglio verde da dove spuntano i nuovi getti come zippoli, da quì il nomignolo pisano-lucchese.

Ma perchè vi ho portato in questo luogo magico per cercatori di questo vegetale? Semplice, il sapore non ha confronti con l’asparago coltivato grosso e dolce, quì parliamo di natura selvaggia, di terreni incontaminati attraversati da pochi animali e tanti umani, la zona è molto vasta, aperta, brulla e piena di piccoli sentieri con saliscendi.

La zona migliore è sicuramente quella esposta a sud, quì il panorama sarà ancora più magico, perchè vi si staglierà all’orizzonte la costa pisana, attenti comunque a dove mettete i piedi, i massi, le pietre ed i piccoli avallamenti li sentirete poi tornando a casa.

Il classico mazzetto di zippoli che riuscerete a fare, sarà il coronamento di una gioranata trascorsa all’aria aperta in un posto aspro e selvaggio, e se durante la raccolta avete mangiato qualche punta ne avrete sentito l’aroma pungente ma delicato.

Quando li cucinerete ecco tre piatti da incorniciare: la classica frittata alle punte, l’uovo al tegamino e le tagliatelle.

Non vi impressionate quando andrete in bagno, è il classico odore di zolfo che è presente nell’asparagina, o acido aspartico.

Mi dimenticavo i mesi ideali sono quelli tra la fine di Febbraio ed Aprile, buona raccolta a tutti.