Pescia e la Svizzera Pesciatina, un incontro di paesi medioevali

Pescia è la città dei fiori, del vivaismo e della carta, così la conosciamo da sempre. Risalente al 1000-1200, è rimasta coinvolta negli scontri tra Guelfi e Ghibellini (Lucca e Firenze) e ricostruita più volte.

La affianca e la divide a metà il fiume Pescia, da cui prende il nome, lungo la strada per Lucca, e da Montecatini Terme dista appena 9 km, ed è nominata frequentemente perché vicino potete trovare Collodi, il paese di Pinocchio, il famoso burattino.

Una città molto antica e sede del Vescovado, molto caratteristica la porta di entrata, la Porta Fiorentina, con lo stemma bene in vista.

Appena entrati ci accorgiamo da subito che stiamo entrando in borgo medioevale di altri tempi, la pietra è ovunque oltre alle case e palazzi, lo stesso Duomo ed anche la strada sono lastricati in pietra e ve ne accorgerete subito.

Si oltrepassa il caratteristico ponte, che vi porta dall’altra parte della città, ed il panorama non cambia, sempre pietra da tutte le parti, viene da pensare a coloro che hanno sudato per scolpire il tutto a mano.

La piazza principale che porta al Comune di Pescia, anch’essa lastricata interamente in pietra, dà sfoggio a tutta la sua bellezza, molto ampia e circondata ai due lati da altissimi palazzi e negozi durante il mercato rionale del Sabato, con i suoi caratteristici banchi di fiori, piante e mercanzie di ogni genere, molto frequentato dai suoi cittadini e dal comprensorio della Valdinievole.

Proseguiamo nel cammino, ma quì occorre una moto o una macchina, perché andremo nella parte alta della città, la cosidetta Svizzera Pesciatina o Valleriana, un incontro di piccoli paesi, tutti caratteristici ed incredibilmente arroccati sulle colline.

Piccole comunità, una volta fiorenti, dediti alla coltura della castagna, dei funghi porcini, delle noci, dei fagioli di Sorana (DOP), attività agricole a sostegno del bosco, legna da ardere e apicoltura, insomma l’essenza della vita stessa, per cui ogni giorno queste comunità montane hanno reso unica una vallata fantastica con sacrificio e duro lavoro.

Altra attività molto presente in passato è la produzione della carta, le cartiere erano a centinaia lungo il fiume, adesso ne sono rimaste solo alcune, e ciò è forse un bene poiché l’inquinamento che ne derivava era molto evidente.

A Pietrabuona troverete anche il Museo della Carta, dove sono custoditi tutti i segreti di come si faceva la carta anticamente a mano e con pochi macchinari, le filigrane, i diversi tipi di legname per la produzione di manufatti dediti alla formazione di carta da libro, moneta e per la casa.

Un patrimonio da conservare per tutti e per le nuove generazioni che non conoscono le difficoltà in cui i loro antenati riuscivano a fare dei capolavori da manuale.

Il nome della Svizzera Pesciatina deriva dal Nobile Sismondi, economo, storico e critico letterario che dopo aver girovagato per il mondo si trasferì in Toscana, comprando la Villa di Valchiusa e la fattoria, il quale asserriva la somiglianza di queste colline e valli alla sua Svizzera, dove aveva vissuto a lungo.

Come vi dicevo, proseguendo nella Svizzera Pesciatina, ci inarpichiamo tra le sue valli, Val di Forfora e Val di Torbola, quì a raggiera questi piccoli capolavori, paesi unici arroccati con chiese, palazzi e torri di tutto rispetto, di cui parleremo poi a tempo debito, perché ognuno di loro ha una storia ben precisa.

Una visita da fare con cura e con molto tempo a disposizione. Eccovi i nomi: Pontito, Stiappa, Castelvecchio, San Quirico, Vellano, Sorana, Aramo, Fibbialla, Medicina, Pietrabuona, Lanciole, Crespole e Calamecca.